Blog Tour, Intervista, Mistero, Narrativa, Narrativa Italiana, Olocausto, Racconto, Romanzo, Scrittori Emergenti, Seconda Guerra Mondiale, Segnalazioni, Storico, Thriller

BlogTour – La donna dei Sigari – Intervista ad Alessandro Testa

Il primo BlogTour dell’anno, organizzato da Thriller Storici e Dintorni, vede come protagonista un libro ambientato nel 1940 a metà tra Italia, Germania e Stati Uniti, e a metà tra tre uomini provenienti rispettivamente da ognuna delle tre nazioni. L’immenso piacere e privilegio di poter rivolgere qualche domanda all’autore de La donna dei sigari, edito Il vento antico, è toccato a me, e io non posso far altro che riportare testualmente le parole di Alessandro Testa alle mie curiose domande!

La prima domanda è d’ordine, l’avrai sentita milioni di volte e sarà come rispondere “presente” all’appello: come hai avuto l’ispirazione per scrivere il tuo romanzo?

Posso dire che, se ispirazione c’è stata e io non credo alla folgorazione, la storia si è gradualmente formata partendo da un nucleo originario a sua volta frutto di una serie di letture interessanti. Poco a poco mi sono ritrovato a immaginare un possibile scenario, i connotati “gialli” della vicenda e come collocarli nel periodo bellico. Ho scritto una primissima versione, l’ho lasciata a decantare per un bel po’ e quando l’ho ripresa ho capito che il tenente Manzi aveva bisogno di compagni di avventura. Da lì, rilettura dopo rilettura, nel corso di quasi tre anni, sono arrivato alla versione definitiva.

Il tuo romanzo è ricco di riferimenti storici e si sviluppa in tre differenti nazioni, quanto è stato difficile reperire le informazioni necessarie per poter essere accurato nella descrizione di luoghi soprattutto per un libro ambientato 80 anni fa?

Scrivere La donna dei sigari ha significato per prima cosa mettere perfettamente a fuoco il quadro storico: determinante è stata la lettura di alcuni testi come Storia della Seconda Guerra Mondiale di Liddell-Hart e La Campagna d’Italia 1943-45 di Shepperd, dai quali ho potuto trarre gli spunti più interessanti e restare aderente alla realtà della vicenda bellica. Più complesso è stato ricreare le atmosfere, descrivere la vita quotidiana di quegli anni di difficoltà fatti di cibo scarseggiante, di materie prime sempre meno disponibili, di contrabbando e di stenti: Come eravamo negli anni di guerra: la vita quotidiana degli italiani tra il 1940 e il 1945 è stato un aiuto determinante. Un testo ricco di informazioni ma anche di fotografie e riproduzioni di documenti. Per la parte tedesca, relativa alla città di Griefswald e a ciò che accadeva in Germania in quegli anni ho compiuto ricerche in terre, visitato il sito ufficiale della città e visionato documentari televisivi dei canali tematici come History Channell, Discovery, RaiStoria e così via. Per la location statunitense ho preso spunto dalla vicenda degli italo americani protagonisti della nascita dell’OSS e al loro ruolo nello sbarco in Sicilia. Il fatto che molti di essi provenissero dalla Wesleyan University mi ha spinto a collocare la vicenda a New Haven. Molto utile la corrispondenza con la Public Library della città del Connecticut, da cui ho ottenuto foto e spunti storici: non ultime le informazioni sulla famosa pizzeria Pepe’s e sulla malavita organizzata. Ho compiuto ricerche anche sul sito dei Carabinieri, ho visitato diversi sacrari militari (americano, del Commonwealth e anche tedesco dai quali ho tratto tre reportage) e spigolato nella rete. Per quanto mi è stato possibile ho cercato di essere preciso e meticoloso in tutto, dalle uniformi alle armi fino ai film che si proiettavano.

Perché hai deciso di ambientare il tuo romanzo proprio durante un periodo storico così difficile?

Non posso dire di averlo deciso: la storie si è formata da sola e la collocazione nel periodo bellico è venuta quasi da sola. Molto ha giocato il mio interesse per la storia di quel periodo, i racconti ascoltati in famiglia e alcune notizie di cronaca.

Come già accennato in premessa i protagonisti di questo libro sono tre uomini, un tenente italiano, un soldato americano e un poliziotto tedesco, è una bella sfida intrecciare tre vite così distanti in un contesto come quello della seconda guerra mondiale, come hai affrontato questa sfida?

Hai ragione! È stata una bella sfida ed anche il sale di tutta la scrittura del romanzo: immaginare tre storie indipendenti, ciascuna col proprio filo conduttore destinato a intrecciarsi con gli altri due è l’essenza stessa del romanzo. Tre personaggi in lotta con se stessi, tre ossessioni, tre amori; è stato un po’ come raccontare la stessa vicenda da tre prospettive differenti. Non è stato semplice, perché tutto deve quadrare alla perfezione, ma mi ha dato molta soddisfazione. In un certo senso mi ha permesso di crescere come scrittore perché in una storia di così ampio respiro ho potuto per così dire esercitarmi a padroneggiare gli strumenti essenziali e metterli al servizio della storia.

All’interno del romanzo oltre alla guerra e all’amore si sviluppano legami di amicizia, quanto hai preso spunto dalla vita reale sotto questo aspetto? Secondo te nel 2020 viene ancora data la giusta importanza all’amicizia?

L’amicizia è un sentimento assoluto, terribile nella sua forza; quando è vera, quando è davvero profonda supera di gran lunga l’amore. La costruzione de La donna dei sigari è la costruzione di una complessa amicizia, di incontri e ritorni, se vogliamo di uomini veri che mettono a nudo loro stessi in momenti molto particolari ma lo fanno perché hanno di fronte qualcuno che stimano e ritengono un amico. Amicizia può significare anche doloro quando viene tradita o se ci sono malintesi; è in quei momenti che viene fuori la stoffa di cui siamo fatti e la tenuta del rapporto. A Manzi, Cacace e Stolzer non è dato cambiare la storia ma possono cambiare le loro vite e lo fanno con comportamenti dettati dall’amicizia: comportamenti che in un altro momenti essi stessi non avrebbero potuto concepire. Amicizia oggi? Smartphone a parte, siamo la stessa razza bipede e autodistruttiva che eravamo secoli fa. Obbediamo a istinti e seguiamo passioni e l’amicizia ne fa parte a pieno diritto.

Tra i personaggi di cui abbiamo letto c’è qualcuno a cui sei particolarmente legato? Ti sei ispirato a caratteristiche o a persone che realmente conosci?

Uno scrittore, come un genitore, non dovrebbe mai sbilanciarsi ma lo confesso: Harry Stolzer mi è rimasto nel cuore. I personaggi sono cresciuti col romanzo, non ci ho messo dentro nulla di vissuto, almeno non consciamente.

Anche se in secondo piano rispetto alla storia principale uno dei protagonisti incontrastati è lo sport, da sempre simbolo di lealtà, uguaglianza e rispetto aldilà di guerre, conflitti, nazioni e colori. Quanto è importante anche oggi trasmettere questo messaggio?

Dire che lo sport veicola un messaggio universale di lealtà, sacrificio e dedizione è perfino banale ma vero. La ricerca dei riferimenti sportivi ha costituito una parte non piccola della ricerca documentale, dalla biografia di Jesse Owens a quella di Lutz Long, le Olimpiadi di Berlino e tutto il resto. Oggi come ieri gli atleti sudano, sperano, soffrono e gioiscono: cambiano tecnologia e prestazioni ma la natura dello sport resta uguale. Chi fa sport con passione ne riceve una formazione che lo guida anche nella vita di tutti i giorni. E lo sport è anche memoria, ricordo, condivisione dell’evento, racconto, addirittura epica e leggenda.

Da Lettrice non posso che concludere l’intervista con una domanda rivolta al futuro, leggeremo ancora dei protagonisti del tuo libro, magari in un secondo capitolo? 

Nel momento in cui ho stretto tra le mani la copia de La donna dei Sigari ho sentito tutto il peso della fatica fatta per renderlo così come è nelle oltre seicento pagine; ricordo di aver pensato che poteva bastare così ma mi sbagliavo: c’è un’altra storia da raccontare, o meglio la storia raccontata ne La donna dei sigari non è conclusa. Siamo arrivati negli anni 60, e non c’è bisogno di essere storici esperti per capire quanti spunti e quante vicende possano entrare nel nuovo capitolo.

P.S. alcuni lettori hanno recensito il romanzo sulla pagina Amazon sottolineando inesattezze ed errori. Uno di essi mi ha fatto notare come la mia descrizione del sole che tramonta sullo Stadio dei Marmi al Foro Italico non corrispondesse al reale. Un altro mi ha spinto a rivedere le misure dei salti di Stolzer, altri ancora hanno visto cose che né io né le mie mitiche editor avevamo notato. Questo feedback, oltre a consentirmi di migliorare il testo da la misura dell’attenzione con cui i lettori approcciano un romanzo: a loro è dovuta tutta la scrupolosità possibile, in virtù del patto che stipulo con ognuno di essi e per rispetto del tempo (e del denaro) che spendono per leggermi.

Ed è con questa mia tappa che si conclude questo fantastico viaggio nella memoria e nella storia, le incredibili avventure dei protagonisti di questo romanzo mi hanno portato ad affezionarmi in qualche modo a loro, e attenderemo ansiosi di leggere gli sviluppi nel prossimo libro di Alessandro a cui vanno i miei ringraziamenti e complimenti più sinceri. Un ringraziamento speciale a Roberto di Thriller Storici e Dintorni per averci permesso di partecipare ad iniziative fantastiche come questa, in grado di farci esplorare un libro come fosse un relitto in fondo al mare, e ovviamente a tutti i blog che hanno partecipato con me in questo tour virtuale e di parole nel pieno della Seconda Guerra Mondiale!

3 pensieri su “BlogTour – La donna dei Sigari – Intervista ad Alessandro Testa”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.