Narrativa Italiana, Romanzo, Storico

La spada e il rosario. Gian Luca Squarcialupo e la congiura dei Beati Paoli. Adriana Assini

Questa mattina partiamo per un nuovo viaggio nella Storia. Adriana Assini ci racconta le vicende che ebbero luogo nella Sicilia dei Viceré, tra il 1516 e 1517, il coraggio di un gruppo di mercanti che sfidano il potere della nobiltà per portare un cambiamento, un governo più giusto per l’Isola. Oggi andiamo a conoscere Gian Luca Squarcialupo, nel romanzo La Spada e il rosario. Edito da Scrittura e Scritture.

Trama

È il 1516 e a Palermo governano gli spagnoli. Malgrado i soprusi del viceré Moncada e dei suoi complici, la vita sembra scorrere tranquilla, tra indolenza, bellezza e rassegnazione. Ma l’apparenza inganna. Un gruppo di mercanti, capeggiati dall’intraprendente Gian Luca Squarcialupo, sull’orlo della bancarotta, trama per riportare un regnicolo sul trono e cambiare una buona volta lo stato deprecabile delle cose. Attraente e risoluto quanto irragionevole, Gian Luca ha fegato da vendere ma le contraddizioni non gli mancano, neppure in amore, visto che s’è sposato per convenienza ma si danna l’anima per la moglie di un altro. Quando Ferdinando il Cattolico tira le cuoia, e dalle lontane Fiandre gli subentra il nipote Carlo, anche nella città delle zagare circola aria nuova: è il momento di fomentare una rivolta popolare per ottenere pane e giustizia per tutti. Lo Squarcialupo conosce a uno a uno i suoi perfidi avversari, però non s’accorge delle insidie che si nascondono proprio sotto i suoi passi, nelle viscere profonde della terra, dove uomini loschi avvolti nel mistero decidono nell’ombra le sorti del Regno. Armati di lame e di rosari, sono i Beati Paoli.

Impressioni di una lettrice

Quando mi trovo davanti un romanzo di Adriana Assini so che sto per partire per un viaggio nel tempo e nello spazio, che mi porterà a camminare nella Storia, quella dei potenti, ma anche della gente comune, dei poveri diavoli. Questa volta le pagine che scorrono tra le dita mi accompagnano in una terra meravigliosa: si va in Sicilia, tra il profumo delle zagare, più precisamente a Palermo, dove prendono vita i fatti raccontati ne “La spada e il rosario”. In un periodo storico di fermento a livello politico e religioso, la Sicilia si trova sottomessa alla corona spagnola: a Palazzo Steri troviamo un Viceré che governa l’isola in modo iniquo, favorendo le famiglie a lui vicine e soprattutto i banchieri, a discapito delle classi meno abbienti, vessate continuamente anche nei periodi di crisi.

Hugo de Moncada, Viceré di Sicilia dal 1509 al 1516

La situazione politica è particolarmente delicata in questo periodo storico: la notizia della morte del re Ferdinando d’Aragona, astutamente taciuta dal Viceré Hugo de Moncada per il timore della revoca dell’incarico, arriva sull’isola grazie al principale avversario politico del Moncada, Pietro Cardona, presente al capezzale del Re al momento della morte. La confusione generata da questo complesso passaggio di consegne fa crescere il malcontento generale e l’esigenza di un rinnovamento. Nel malcontento generale si afferma il carisma di un mercante palermitano, desideroso di cambiamento e di ascesa sociale. Gian Luca Squarcialupo non si può certamente definire uno stinco di santo, insieme all’amico fraterno Cristoforo de Benedetto è poco propenso al risparmio e molto incline al vizio e allo sperpero, ma l’intraprendenza non gli manca e sarà sotto la sua guida che la popolazione di Palermo farà sentire la propria voce. La lealtà e il coraggio fanno sì che venga riconosciuto come capopolo in modo naturale e acclamato dalla sua gente. Come spesso accade però la gelosia si mette a complicare la storia, il legame tra Cristoforo e Gianluca non piace a Vincenzo, fratello di quest’ultimo, che vede in Gianluca solo un arrampicatore sociale senza scrupoli. Vincenzo è un po’ l’anello debole della catena, colui che crea scompiglio e proprio per via della sua nota e riconosciuta ambizione verrà avvicinato da un personaggio magnetico e carismatico e che in fin dei conti pagherà un prezzo altissimo per vedere i suoi progetti di gloria realizzati.

La Sicilia che emerge da questo romanzo è tratteggiata come una terra difficile, ricca di contrasti: tra le righe del romanzo scorgiamo una disparità abissale tra l’elegante quartiere della Kalsa, dove si ergono maestosi i palazzi della nobiltà palermitana, ed il quartiere popolare del Papireto. Nel mezzo abbiamo la Loggia dei mercanti, di cui fanno parte i protagonisti di questa storia: Gian Luca, Cristoforo, Vincenzo e gli altri rappresentanti della classe di mezzo che insieme decidono di darsi da fare per cercare di cambiare le cose e fare in modo che l’isola abbia un governo più giusto.

Nonostante la vicenda politica sia quella che riveste un rilievo preponderante nella narrazione, le faccende personali di Squarcialupo hanno un peso non indifferente, dal momento che ci permettono di capire più a fondo la psicologia di questo personaggio. Si tratta di una storia d’amore intensa, sospirata e quanto mai osteggiata: in un primo momento, Francesca e Gian Luca pur amandosi non possono coronare il loro sentimento a causa dell’inopportunità economica del matrimonio. Entrambi contraggono matrimoni più vantaggiosi, ma l’amore che li unisce non si spegne, anzi riacquista nuovo vigore quando Francesca, rimasta vedova, ritorna a Palermo. Anche nel mezzo dei tumulti Gian Luca avrà sempre un pensiero per la giovane che si strugge d’amore in attesa del suo ritorno.

Credo che la forza di questo romanzo risieda in larga parte nell’accuratezza con cui i personaggi vengono descritti: attraverso le parole e gesti perfettamente delineati dalla penna dell’autrice, riusciamo quasi ad immaginare le scene svolgersi proprio davanti ai nostri occhi. Una menzione particolare in questo senso va tributata a quello che a mio parere è il personaggio chiave della vicenda: Niccolò da Noto, il carismatico “Beato Paolo” che decide le sorti della rivolta dello Squarcialupo: il suo modo di affabulare chi gli sta di fronte lo rende magnetico, una figura da temere, ciò è evidente da subito, dalla sua entrata in scena. Sarà proprio questa enigmatica figura a dare una nuova forza alla narrazione, un colpo di vento che scombina i fragili equilibri che fino a quel momento hanno dominato il romanzo.

Di Gianluca Squarcialupo ormai rimane solo una lapide in ricordo della giornata in cui insieme ai suoi uomini trovò la morte, nel tentativo di dare un governo più giusto al popolo siciliano, ma il potere della letteratura fa in modo che grazie alle parole dell’autrice questa vicenda torni a vivere, e arrivi anche a chi, come me, non aveva mai sentito parlare della rivolta popolare del 1517.

Leggendo i libri di Adriana Assini mi sono resa conto che la potenza di questa autrice sta nella grande capacità di dare voce a storie che si erano perse nei meandri del passato, a personaggi che ritornano a vivere con le loro imprese, felici di non essere stati dimenticati. L’eleganza della sua scrittura dona alle vicende una nuova luce, facendo in modo che la storia torni finalmente a rivivere attraverso i libri. Non posso quindi che consigliare La spada e il rosario a tutti coloro che amano i romanzi storici e le vicende ormai dimenticate.

Autore: Adriana Assini
Casa Editrice: Scrittura e Scritture
Pagine: 211
Consigliato per: appassionati di storia
Valutazione Personale: 5/5
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