Blog Tour, Saggistica

Cagliostro: la doppia vita e l’intrigo maltese. Intervista a Mark Sammut.

Eccoci arrivati all’ultima tappa di questo interessantissimo blog tour organizzato da Thriller Storici e Dintorni che ci ha portato sulle tracce di uno dei più controversi personaggi del secolo dei lumi. Cagliostro ha lasciato la sua impronta nella cultura dell’epoca, personaggio che ha sicuramente suscitato sentimenti contrastanti, idolatrato da molti, odiato da altri, ma che sicuramente non ha lasciato indifferenti. Per approfondire al meglio la figura di Cagliostro, come emerge nel saggio di Frans Sammut, prematuramente scomparso, abbiamo posto qualche domanda al figlio Mark.

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Buongiorno Mark, per prima cosa volevo complimentarmi per il saggio, avevo incontrato Cagliostro varie volte nei romanzi, e il saggio di suo padre ha messo davvero in luce la sua personalità e soprattutto ha fatto chiarezza su molti punti oscuri della vicenda personale di questo personaggio controverso. Le vorrei porre qualche domanda sul saggio.

Cosa ha spinto suo padre a scavare nella vita di un personaggio così controverso come Cagliostro?

Papà si interessava molto allo “Siècle des Lumières”, ossia il Secolo dei Lumi, l’Illuminismo, il Settecento. Non direi che s’interessava di tutti gli scrittori di quel movimento – ad esempio, credo che Montesquieu non lo attirava molto, come invece lo attirava Rousseau.

Questo suo crescente interesse verso quel Secolo, alle sue radici e alle sue promesse, cioé di uscire dalle tenebre per entrare in un nuovo futuro costruito sulla Ragione e la Scienza, per logica di cose portò mio padre a gettare lo sguardo anche sul contestuale espandersi dell’irrazionale … la magia e tutto ciò che rappresentava il Conte di Cagliostro.

Qui mi vorrei soffermare su tre punti che emergono da questo brevissimo “preambolo”.

Primo: la luce. Se Lei va a Ginevra (luogo natìo di Rousseau, tra l’altro), troverà su alcuni cannoni di quella città elvetica le parole: Ex tenebris lux, cioè “dalle tenebre, la luce”. Qual é il nesso tra i cannoni e lo spostamento da un’ideologia (quella delle tenebre) ad un’altra (quella della luce)? Forse il nesso sta nel fatto che per lasciare un’ideologia e abbracciarne un’altra occorre un atto di violenza (veda in questo senso, il film Essi Vivono di John Carpenter (1988), citato di sovente dal filosofo sloveno Slavoj Žižek per spiegare la violentissima resistenza al divenire consapevole dell’ideologia nella quale si nuota come un pesce in una vaschetta – tenga in mente che la parola “ideologia” fu coniata proprio alla fine del Settecento, nel 1796, quando la Francia aveva esperienzato il Terrore). I philosophes volevano portare la gente fuori dall’oscurità e l’oscurantismo, donando loro la luce della ragione e della ragionevolezza; ma se Lei fa una ricerca su Google troverà subito che anche i massoni promettono di far uscire i loro adepti dalle tenebre, che Lucifero offre la stessa affrancazione … ma che persino i Cristiani credono che Cristo è la Luce che ci fa uscire dalle tenebri… Ecco, come vede, tutti parlano di luce, ma nessuno intende le stesse cose pur utilizzando le stesse parole. È un intreccio che, per una mente come quella di Frans Sammut, non poteva che rappresentare una tentazione alla quale non si può assolutamente resistere.

Secondo punto. Mentre nel ventesimo secolo tutti volevano la democrazia – persino la Germania dell’Est si autodefiniva Deutsche Demokratische Republik e la Corea del Nord si proclama ancora oggi Repubblica Popolare Democratica di Corea – nel Settecento, tutti volevano la Luce (dai Francesi ai Napoletani agli Scozzesi), e l’arcinemico della Luce, cioè la Madre di tutte le Oscurità, altro non era che la Chiesa Cattolica. La Chiesa era consapevole di tutto ciò, e, ironicamente, trovava negli organismi “irrazionali” (come la Massoneria ad esempio) un inaspettato ma utile alleato contro l’avanzata della “Ragione”. Cagliostro si colloca in questo strano scenario – maestro di “irrazionalità”, quindi dalla stessa parte della Chiesa sulla scacchiera della politica, ma alla fine punito dalla Chiesa perché ella temeva ch’egli fosse una spia della “Ragione”! Mi dica Lei chi è quel romanziere che può resistere a una trama del genere?

Terzo ed ultimo imprescindibile punto: Cagliostro e Malta.

Voltaire disse che niente era meglio conosciuto del Grande Assedio di Malta. Sembra quindi inesorabilmente coerente secondo una certa logica che Cagliostro dovesse “nascere” proprio a Malta. Per uno scrittore maltese, questa è la proverbiale ultima goccia… e il vaso ha traboccato in questa monografia.

Tutto ciò è davvero interessante e dalle Sue parole risulta davvero chiaro come una figura come Cagliostro possa avere una grande attrazione per uno scrittore!

La storia ci ha consegnato un ritratto di Cagliostro raffigurato come un impostore, un venditore di fumo e un ciarlatano, ma da un altro punto vista abbiamo un uomo che conosce la farmacologia e la chimica e offre gratuitamente le sue conoscenze mediche per curare i malati. Alla luce degli studi effettuati nella stesura del saggio, come si coniugano anime così diverse in un’unica persona?

Il chimico, il farmacista, non è un mago, ma usando delle sostanze la fa la “magia”. Dall’altro canto, l’illusionista non è uno scienziato, pur facendo uso delle scoperte della scienza per fini di illusionismo. Dove lo si colloca il “mago”? Tra il farmacista e l’illusionista? Esiste il “mago”, é uno “stregone” o é altro… oppure ci stiamo perdendo in un labirinto semantico?

Secondo Lei, Mesmer (un contemporaneo di Cagliostro) era un mago, un ciarlatano, o uno che aveva ammaestrato l’arte dell’ipnosi, della quale un secolo dopo Freud era un importante entusiasta? È istruttivo in questo contesto rammentare la metafora metallurgica che Freud userà, più tardi nella sua carriera, per spiegare la fusione tra ipnoterapia e psicanalisi: nella sua relazione del 1918 Vie della terapia psicoanalitica, Freud rileva il rischio di contaminare “l’oro puro della psicanalisi con il rame della suggestione diretta”. In altre parole, anche Freud usa una terminologia quasi alchemica per parlare di come curare le nevrosi di massa attraverso l’ipnosi. C’è chi considerava, e considera ancora, la psicanalisi come una specie di ciarlataneria. Mesmer era considerato un ciarlatano, anzi il “magnetismo animale” (la sua cura per le malattie) era considerato persino “offensivo”. Cagliostro era un “alchimista” e un “mago”, e curava la gente, ed era anche massone, come lo era Benjamin Franklin che credeva che Mesmer era… un ciarlatano. Un altro massone, Mozart, invece, ne era affascinato.

Come può constatare Lei stessa, non solo è un labirinto semantico, ma è anche un labirinto in molti altri sensi. Secondo me, é veramente difficile in queste cose dire cos’è e chi è o non è la ciarlataneria e il millantatore.

Frans Sammut pensa che Cagliostro era un narcisista, quindi che abbia, nel modo in cui fanno i narcisisti, creato una maschera (il Conte di Cagliostro) dietro alla quale si nasconde la sua vera identità. Io direi, come han già detto altri, che alcune volte accade che indossando la maschera esce il proprio Io.

Detto tutto ciò, a mio parere vi è una notevole differenza tra le capacità dell’individuo da un lato e dall’altro come egli le percepisce e come si autopercipisce. C’è gente talentuosa che non ha abbastanza fiducia in se stessa e non fiorisce mai; invece ci sono altri – i ciarlatani o gli illusi – che valgono poco ma credono di avere meriti e talenti straordinari. Poi ci sono quelli che sono bravi ma che hanno un problema (forse a causa dei genitori o di altre persone durante la loro crescita) con la gestione dell’immagine di se stessi. Cioè c’è a mio avviso una grande differenza tra la valutazione oggettiva delle proprie abilità e quella soggettiva. Pochi riescono a far convergere le due; molti dipendono dagli altri, cioé valutano le proprie capacità a seconda della valorizzazione che le danno gli altri. Probabilmente, è meno stressante lasciare che la gente giudichi una maschera piuttosto che il nostro vero Io.

E poi c’è gente di spettacolo, che fa più baccano che musica, più scena che teatro, più controversia che letteratura, più scalpore che pittura, più oltraggio che comicità, più volgarità che arte erotica… Dove sta la linea di demarcazione? Come si fa a sapere quando un nudo è osceno piuttosto che arte? Come si fa a sapere quando una maschera è una bugia piuttosto che l’esternazione di una verità interiore, nascosta e occulta?

Frans Sammut esplora queste domande e fornisce risposte, spesse volte molto originali e penetranti.

Il periodo Maltese, che ha rappresentato l’iniziazione di Cagliostro alla massoneria, che importanza ha avuto nella sua formazione e nell’inserimento all’interno delle logge massoniche delle principali nazioni europee?

Se Cagliostro è veramente stato a Malta – c’è chi dice che fino al secondo conflitto mondiale, quando fu dai bombardamenti tedeschi, vi era ancora la casa dove il Divino dimorò – e molto probabile che sia stato iniziato alla massoneria, possibilmente raggiungendo il grado di “Cavaliere di Malta”, dando luogo quindi ad un fraintendimento: a Malta, Cagliostro fu iniziato alla massoneria oppure era stato ammesso all’Ordine cavalleresco?

Non ci può essere alcun dubbio che Cagliostro usava Malta per dare più tono, più colore, più spessore, e più credibilità alla sua maschera.

Frans Sammut non entra nel merito della massoneria fondata da Cagliostro; invece analizza il personaggio Cagliostro, essendo questo personaggio l’impulso dietro la creazione della massoneria egizia e dell’adesione di molti ad essa.

Pensa che la Storia abbia riservato un trattamento ingiusto nei confronti di Cagliostro oppure in realtà è stato un personaggio che deve la sua fama di ciarlatano al fatto che forse non è stato capito fino in fondo?

Al di là del quesito se fosse o meno un ciarlatano, Cagliostro è una figura storica importante per due motivi, e entrambi sono motivi pedagogici a mio avviso.

In primis, Cagliosto ci aiuta a capire il Settecento. Che cosa ce ne può importare del Settecento? In realtà molto, perché il mondo cambiò profondamente durante quel secolo, e il ciclo che ebbe inizio allora noi lo stiamo ancora vivendo oggi. Molte idee post-1968 sono in realtà un’attuazione delle idee post-1789, e per capire il 1789 bisogna capire il Settecento. Essendo stato una figura così importante del quel secolo, Cagliostro ci aiuta a comprendere gli albori del nostro mondo, della nostra epoca.

In secundis, al di là di una visione prettamente storicista, Cagliostro ci aiuta a comprendere un fenomeno psicologico universale e di ogni tempo, cioè l’Uomo che è fuori da ogni schema. Ogni epoca ha uomini così, che non rientrano in alcun modello o paradigma. Alcuni diventano eroi, perché le loro idee trovano accoglienza e speronano un cambiamento ritenuto positivo e quindi sono i buoni; altri diventano i cattivi della storia; la terza categoria é dei brutti, quelli che non si capisce bene se hanno contribuito alla vicenda umana oppure se ne erano solamente un riflesso. Cagliostro rappresenta un archetipo – il guaritore, il mago, l’arcano, il divino, che come i tarocchi va letto anche a testa in giù come ciarlatano, venditore di fumo, millantatore. Cagliostro ci aiuta a individuare l’archetipo e quindi a riconoscere gente simile quando la incontriamo nella nostra vita, perché i maghi (quelli bravi e quelli meno bravi) esistono tutt’ora, in molte guise, e possedere l’astuzia di saperli riconoscere ci potrebbe tornare abbastanza utile.

Cagliostro é una figura più o meno simile, da un certo punto di vista, a Casanova. Luigi Barzini ebbe questa intuizione quando scrisse, nel suo libro del 1964 The Italians, che Cagliostro e Casanova sono le due faccie del carattere nazionale italiano. Che Cagliostro abbia scelto Malta per “nascere” può darsi che abbia un significato per gl’italiani.

Penso che il saggio di Frans Sammut riesce al cento per cento in questi due obiettivi: capire attraverso Cagliostro sia il Settecento che l’archetipo del “mago”.

In che modo ha seguito la stesura del saggio da parte di suo padre? Ha collaborato con lui nella fase di ricerca?

La mia parte é stata minima. Fui io a dargli l’idea all’inizio e a lui piacque. Pensava anche di scrivere un pezzo teatrale in maltese su Cagliostro e durante la secondo metà degli anni 2000 ne parlava spesso con Peter Serracino Inglott, uno dei più importanti pensatori maltesi (deceduto nel 2012).

A papà indicai alcuni libri ai quali non aveva pensato, in particolare i libri di Frances Yates.

Altrimenti, il lavoro è interamente suo.

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Siamo giunti alla fine di questa intervista interessante ed oltremodo stimolante con Mark che è stato molto disponibile e ringrazio davvero di cuore.

Spero che questo articolo vi abbia tenuto compagnia ed abbia stuzzicato la vostra fantasia mettendovi la curiosità di approfondire la misteriosa vita di Cagliostro leggendo il saggio di Frans Sammut (clicca qui per acquistarlo).

L’appuntamento è al prossimo viaggio tra le pagine di un libro!

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